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Prima il piacere | Poi il piacere

In caffè on luglio 24, 2009 at 9:55 am
Il buongiorno si vede dal caffè

Il buongiorno si vede dal caffè

Che cos’hanno in comune queste mie due passioni (libri e caffè), se ricordate, lo avevo accennato. La verità è che sono iniziate in momenti diversi della mia vita, per poi ritrovarsi qualche anno più in là.

Vengo dal sud, sono nata in uno di quei luoghi odoranti di pizzi e merletti in un minuscolo paese della Calabria, dove il tempo segue le lancette di un altro orologio… molto più lento e rilassato. Rimanevo spesso a contemplare mia nonna mentre si preparava al rito del caffè. La osservavo con il mento appoggiato sui palmi delle mani e i gomiti larghi sul tavolo della sua cucina. Quando sentivo la bevanda scura ribollire e agitarsi chiudevo gli occhi e mi abbandonavo a quell’aroma che invadeva la stanza. Lo desideravo, ma ero piccola abbastanza per assaggiarne solo un cucchiaino.

Mia nonna continua a preparare tanti caffè quante sono le persone che bussano alla sua porta o passano davanti all’uscio di casa sua. Da lei ho imparato ad apprezzare quel piccolo momento in cui le labbra sfiorano la tazzina dall’orlo ancora fresco.

I libri invece sono arrivati con l’adolescenza per tenermi compagnia nei lunghi pomeriggi di ozio. Mia madre me ne comprava regolarmente più di uno, per poi accusarmi di passarci troppe ore. Li divoravo seduta sul marmo gelido della mia stanza con le spalle attaccate al letto, e dimenticavo tutti i miei doveri.
Poi l’odore della carta mi costringeva a chiudere gli occhi, esattamente come facevo per il caffè.

Da quando lavoro in centro a Roma, ho preso l’abitudine di lasciare la macchina a Via dei Cerchi molto presto al mattino e fare una passeggiata fino alla Chiesa di S. Teodoro, dove si trovano due panchine poco prima dell’Arco di Giano. Così ho scoperto un angolino in cui si annida il concentrato della magia che contraddistingue questa città.

Cose da donne che leggono troppo

Cose da donne che leggono troppo

Su una di queste panchine, alle 7.00 del mattino i primi raggi del sole (soprattutto in questo periodo) ne scaldano la base di marmo che diventa addirittura piacevole, illuminando esattamente quella porzione di sanpietrini.

E’ stato amore a prima vista. Oggi è la mia tappa preferita prima della colazione, mi fermo lì per un po’ a leggere i miei romanzi.
La pace dei sensi. Io, il sole ancora tiepido, i riflessi della luce sul suolo lucido, il marmo fresco su cui attacco le gambe nude.

Parole.

E tutto accade ignorando, senza il minimo sforzo, quello che si muove alle mie spalle: la frenesia di un giorno che sta per iniziare.

Poi arriva il momento di svegliarsi… allora vado al bar vicino, in piazza della Consolazione, e prendo il mio solito caffè macchiato, in vetro.

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La Fine è il mio inizio | Così per me c’è un prima e un dopo

In alibrochiuso, preferiti on luglio 23, 2009 at 9:15 pm

"Senza libri molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente...i libri erano i miei migliori compagni di viaggio". E' uno dei mille pensieri confidati al figlio Fosco da Tiziano Terzani, una lunga conversazione ormai sul ciglio della morte, quando la malattia non dava più scampo, il destino era segnato ma restavano ancora la forza e la volontà di lasciare un testamento concreto, fattuale, trasparente.La fine è il mio inizio è un cammino di sogni (a volte di illusioni e delusioni), un intreccio di strade (spesso tortuose), una geografia di passioni vissute senza infingimenti; la meta raggiunta è la serenità.

"Senza libri molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente...i libri erano i miei migliori compagni di viaggio". E' uno dei mille pensieri confidati al figlio Fosco da Tiziano Terzani, una lunga conversazione ormai sul ciglio della morte, quando la malattia non dava più scampo, il destino era segnato ma restavano ancora la forza e la volontà di lasciare un testamento concreto, fattuale, trasparente. La fine è il mio inizio è un cammino di sogni (a volte di illusioni e delusioni), un intreccio di strade (spesso tortuose), una geografia di passioni vissute senza infingimenti; la meta raggiunta è la serenità.

Lo ammetto, sono anch’io un’afflitta dalla sindrome di Terzani. Sono una di quelle che probabilmente leggerebbero anche la sua lista della spesa (dopotutto, manca poco che non esca in libreria!).

Oggi, a distanza di tempo, forse non riuscirei a raccontarvi questo libro, La fine è il mio inizio, se non usassi le parole che ho trovato quel giorno in cui  sull’autobus, seduta abbastanza scomodamente sul sedile ricoperto di un tessuto morbido e a tinte scure, chiusi l’ultima pagina insieme agli occhi.

Eccole qui:

Ho appena finito di leggere il libro di Tiziano Terzani e ho provato l’immediata sensazione d’aver scelto il posto sbagliato per finirlo. Adesso vorrei essere in un luogo molto silenzioso… dove potermi fermare a riflettere e assorbire alcuni insegnamenti, smistandoli. E’ sempre bene infatti mantenere una distanza dalle cose, pur lasciandosi andare.

Quello che ho provato è difficile scriverlo in ogni dettaglio, ma ricordo perfettamente un nodo in gola. Mi sono sentita fortunata, grata di aver potuto leggere La fine è il mio inizio oggi e non troppo più avanti con gli anni. Ne avevo bisogno proprio adesso.

Non so dire bene perché sento che mi piace quello che ha da dire. E’ come innamorarsi, no? Non c’è un vero motivo per cui ci debba piacere una persona, sono emozioni impalpabili, lo senti nell’aria… lo respiri e non puoi più farne a meno dopo.

E io di questo libro me ne sono innamorata.

L’ho sentito nell’aria, sotto i polpastrelli che scorrevano sulle pagine, sulle parole che improvvisamente sentivo pulsare, respirare, nell’odore della carta. Potete anche pensarlo come un percorso, in cui invece di metterti le scarpe… le togli. Le togli si, e così puoi sentire la terra sotto i piedi, con la sua sabbia, le pietre, gli arbusti. Dove invece di preparare una valigia… la svuoti. Lasci un po’ di cose sparse qua e là. Dove invece di ascoltare l’iPod ascolti il vento. Ecco cosa mi ha regalato.

Io l’ho letto così. Con un po’ di invidia, un po’ d’ammirazione, un po’ di quel senso di impotenza nei confronti di ciò che vorrei fare e che non posso fare, perché anche un’esistenza semplice ha un prezzo. Alle volte troppo grande.

E’ un peccato che non possiate leggere questa mia riflessione attraverso la scrittura mossa e contorta, disordinata con cui sto portando alla luce quello che è nato al buio del mio corpo. Rispecchia meglio l’instabilità, l’incoerenza e l’inquietudine che mi contraddistinguono.

Appena ho voltato l’ultima pagina l’ho abbracciato, forse perché ho pensato che ci fosse qualcos’altro oltre alla copertina rigida, qualcosa che potesse entrare attraverso i pori della mia pelle e sedimentare. Non si può leggere Tiziano Terzani e continuare a guardare un tramonto con gli stessi occhi.

Bello, bello, bello. Così direbbe lui.

Una riflessione mi ha colpito più di tutte. Se non riusciamo a chiudere gli occhi e immaginare il nuovo, se non riusciamo a spegnere il telefonino per andare a vedere le lucciole, se non riusciamo a capire che quello che facciamo non ha valore solo quando diventa passato ma che ne ha anche nel momento in cui lo viviamo, se non riusciamo a fermarci e a rimanere per un po’ in silenzio, uccidiamo la fantasia.

Inventiamoci un mestiere. Inventiamoci la vita. Non è tutta qui. Non è solo quello che ci insegnano, c’è un al di là delle cose che non riusciamo più a vedere…

…ed io ci voglio almeno provare.

Mille splendidi soli | In una sola notte

In alibrochiuso, preferiti on luglio 21, 2009 at 7:48 pm
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno incima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansial'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla dipoeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei filmche proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere lacasa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", unabastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figlilegittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, masarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unicacosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte dellarivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratellisi sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le èdifficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino deivicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla daidispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce inpashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le faràincontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storiache ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia el'amore sembrano ancora l'unica salvezza.

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita. E' una "harami", una bastarda, l'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul, la notte della rivoluzione. Tariq, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, è il suo compagno di giochi. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

Mi sono alzata all’alba spinta dal desiderio di finire il libro iniziato la sera prima. Le ore sono passate senza adeguarsi al ticchettio dell’orologio che dalla cucina arriva fino in camera mia. Non voglio spendere parole sulla trama di questo romanzo. Basta sapere che racconta la vita delle donne in Afganistan e che non si può far altro che sentirsi fortunate nell’essere nate in altri luoghi.

Ogni parola è stata una stretta al cuore, ogni frase lacrime che bagnavano le pagine ruvide. Perciò leggerlo non verrà semplice.
E’ facile immaginare, è come un film proiettato nella mente. Correvo sulle parole sperando che nella sequenza successiva il racconto si addolcisse, forse è il termine sbagliato. Speravo continuamente che il male venisse messo a tacere, anche nel modo più violento e brutale. Che tutto finisse.

Ma non succedeva mai…
Non prima che il bene venisse sbeffeggiato e tradito milioni di volte.
Non prima che qualcuno pagasse per un briciolo di felicità, per quelle cose che noi troviamo naturali e scontate e di cui mai riusciremmo a comprenderne l’assenza.

Sono tornata indietro nel tempo a quando da piccola mi rinchiudevo in camera per giorni tentando di annientare il tempo libero (allora ne avevo a volontà) sui libri che mia madre mi regalava accusandomi poi di passarci troppe ore. E come se non avessi mai preso fiato per due giorni…

Mille splendidi soli passati in una sola notte.

Shantaram | Più di due tazze di tè

In alibrochiuso, preferiti on luglio 20, 2009 at 8:17 pm
Nel 1978, il giovane studente di filosofia e attivista politico Greg Roberts viene condannato a 19 anni di prigione per una serie di rapine a mano armata. È diventato eroinomane dopo la separazione dalla moglie e la morte della loro bambina. Ma gli anni che seguono vedranno Greg scappare da una prigione di massima sicurezza, vagare per anni per l'Australia come ricercato, vivere in nove paesi differenti, attraversarne quaranta, fare rapine, allestire a Bombay un ospedale per indigenti, recitare nei film di Bollywood, stringere relazioni con la mafia indiana, partire per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici, tornare in Australia a scontare la sua pena. E raccontare la sua vita in un romanzo epico di più di mille pagine.

Nel 1978, il giovane studente di filosofia e attivista politico Greg Roberts viene condannato a 19 anni di prigione per una serie di rapine a mano armata. È diventato eroinomane dopo la separazione dalla moglie e la morte della loro bambina. Ma gli anni che seguono vedranno Greg scappare da una prigione di massima sicurezza, vagare per anni per l'Australia come ricercato, vivere in nove paesi differenti, attraversarne quaranta, fare rapine, allestire a Bombay un ospedale per indigenti, recitare nei film di Bollywood, stringere relazioni con la mafia indiana, partire per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici, tornare in Australia a scontare la sua pena. E raccontare la sua vita in un romanzo epico.

1470 pagine fanno di Shantaram una storia da più di due tazze di tè. Arrivata alla fine ho realizzato che si, mi è piaciuto.

Leggevo con lo spirito in forte contrasto, ogni pagina mi arrabbiavo e poi mi distendevo, ma per qualche tempo non sono riuscita a perdonarlo Lin. Anzi, l’ho odiato con tutta me stessa ogni volta che avrei voluto dicesse “no”, ma non avveniva. Ho provato uno strano senso di simpatia antipatica per quel suo tenere insieme l’odio e l’amore con la colla della passione o del caso. Quel suo descrivere con disinvoltura crimini e morte, piantare la parola “amore” in un contesto di errori cruenti. Quel resistere alla morte con una vita brutale, sperare nella salvezza pur cercando la distruzione di se stesso.

Mi sentivo tradita e allo stesso tempo non potevo che abbandonarmi a quelle descrizioni mistiche di paesaggi radiosi e caldi; scivolavo sulle pagine come i rigoli di sabbia tra le dita mentre ci si trova su una spiaggia di notte e la cui unica fonte luminosa resta la bianca luna distesa sull’acqua. Quell’idea di India in cui “tutti abbiamo vissuto almeno una vita” e in cui “il cuore ti guida sempre più saggiamente della testa” mi provocava amarezza e gioia.

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Per saperne di più

Ne faranno un film. Lo sto aspettando, pur sapendo che sarà uno di quei film che solitamente vedo attraverso le fessure delle dita. Esiste già un sito internet, eccolo qui: http://www.shantaram.com/

Le avventure della ragazza cattiva | Ma parecchio cattiva…

In alibrochiuso, preferiti on luglio 18, 2009 at 6:54 pm
Le avventure della ragazza cattiva

Ricardo conosce la "ragazza cattiva" da adolescente, a Lima, e per trent'anni la rincorre in lungo e in largo per il mondo, colpito da un amore folle e sconsiderato. Lei ama nascondersi sotto false identità, è sempre in fuga da qualcosa, irretita da ideali politici, alla ricerca di libertà, ma anche di patrimoni da depredare. Ogni volta Ricardo è lì a proteggerla. E ogni volta lei riprende la sua via di fuga.

Per tagliare il nastro di partenza del mio nuovo blog decido di consigliarvi un libro che ho trovato bellissimo, e che spero ci porti fortuna.  Le avventure della ragazza cattiva, afferrato di corsa da Feltrinelli con la seria convinzione di voler diventare a tutti i costi una nina mala. Ma si si, sto scherzando! 🙂

Il titolo e la foto di copertina hanno certamente invogliato il mio desiderio di averlo in libreria…

Rare volte un libro riesce a catturarci dalla prima riga. Sono stata così ferocemente risucchiata dalla storia della nina mala e Ricardo che mai mai mai, per nulla al mondo, avrei chiuso le pagine con la voglia di prendere una boccata d’aria.

Lo stile dell’autore non si sforza di essere ricercato, sebbene le descrizioni siano abiti stretti che fasciano il racconto e ci lasciano immaginare, ascoltare, sentire.

I profumi dei luoghi attraversati dal pichiruchi; le huachaferìas con cui si sottomette alla peruanita – unico tremendo amore della sua vita – ce la fanno amare anche quando si sforza di odiarla con tutto se stesso, ce la fanno desiderare come protagonista anche quando la rifiuta e si butta a capofitto nel lavoro di traduttore in giro per il mondo.

I sorrisi di Miraflores, un bistrot di Parigi, le vie di Madrid, l’eleganza di Vienna, le ossessioni del Giappone, Roma…
… nessun luogo è mai troppo lontano per un sentimento che non ha casa, nome, documenti, regole…

Perché forse l’amore non ha termini e scadenze quando meno assomiglia a quello delle favole.

Ecco dove

In caffè on luglio 18, 2009 at 2:23 pm
Muffin e Caffè

Copyright Rosa Pugliese

Da lettrice part-time, come vi dicevo, sono continuamente alla ricerca di luoghi vagabondi adatti alla lettura: un bar nell’accaldato (e accalcato) centro di Roma, un gradino di marmo freddo all’ombra di un portone, una panchina nascosta e lontana dai rumori del traffico. E vi assicuro, non lo credevo possibile in una città tanto calpestata, eppure di posti così ne ho scoperti diversi…

Andrò a ritroso e ve ne suggerirò di tanto in tanto qualcuno mentre comincio dalla mia ultima scoperta, il Barnum Cafè in via del Pellegrino. Un localino delizioso, con pareti di calce bianca a mattoncini, una desiderabile poltrona al centro della prima sala, sgabelli e tavolini luminosi. Wifi gratuito e squisite tartine di frutta e crema delicata fatte al momento. Un menu sfizioso, di frutta e frullati, muffin e insalatone. Caffè rigorosamente Illy in tazzine bianchissime.

Beh, forse la mia descrizione è eccessivamente languida, ma… dopo il lavoro è diventata una delle mie tappe preferite. La musica soft non distrae gli occhi che corrono sulle parole di carta scavalcando le pagine all’impazzata…

E’ il posto giusto per un buon caffè e libri da consumare.

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Aggiornamento!

Oggi ho chiacchierato un po’ con il ragazzo che gestisce il locale. Ormai sono di casa, e da settembre potreste trovarci anche qualche mia fotografia…

Barnum Cafè è un progetto in continua evoluzione, un piccolo spazio trasformista dove gustare ottimi cibi, vini e cocktails.

Prende nome da un impresario circense che alla fine del 1800 inventò un celebre circo, tanto sensazionale da soddisfare ogni spettatore per la varietà delle attrazioni. Divenne così famoso da dare nome all’ Effetto Barnum: la tendenza di ognuno a riconoscersi in una descrizione e crederla perfettamente su misura di sé… quando invece è molto generica.

E’ addirittura possibile prenotare (entro le 11) per il pranzo, scrivendo all’indirizzo email barnumcafe@gmail.com

Prefazione

In alibrochiuso on luglio 18, 2009 at 1:01 pm

Mi dicevo che non avevo abbastanza tempo per leggere. E sono diventata una lettrice part-time.
Mi sono detta che non ho abbastanza tempo per scrivere di quello che leggo su un blog. Evidentemente diventerò anche una blogger part-time.

Sento in giro che i blog stanno passano di moda mentre lasciano il posto ai social network più spinti, tipo FB. E pare anche, che la gente legga molto poco… troppo poco.

Insomma è proprio il momento giusto per aprire un blog che parla di libri 🙂