ladraditempo

Mille splendidi soli | In una sola notte

In alibrochiuso, preferiti on luglio 21, 2009 at 7:48 pm
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno incima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansial'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla dipoeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei filmche proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere lacasa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", unabastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figlilegittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, masarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unicacosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte dellarivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratellisi sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le èdifficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino deivicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla daidispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce inpashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le faràincontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storiache ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia el'amore sembrano ancora l'unica salvezza.

A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita. E' una "harami", una bastarda, l'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul, la notte della rivoluzione. Tariq, che ha perso una gamba su una mina antiuomo, è il suo compagno di giochi. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

Mi sono alzata all’alba spinta dal desiderio di finire il libro iniziato la sera prima. Le ore sono passate senza adeguarsi al ticchettio dell’orologio che dalla cucina arriva fino in camera mia. Non voglio spendere parole sulla trama di questo romanzo. Basta sapere che racconta la vita delle donne in Afganistan e che non si può far altro che sentirsi fortunate nell’essere nate in altri luoghi.

Ogni parola è stata una stretta al cuore, ogni frase lacrime che bagnavano le pagine ruvide. Perciò leggerlo non verrà semplice.
E’ facile immaginare, è come un film proiettato nella mente. Correvo sulle parole sperando che nella sequenza successiva il racconto si addolcisse, forse è il termine sbagliato. Speravo continuamente che il male venisse messo a tacere, anche nel modo più violento e brutale. Che tutto finisse.

Ma non succedeva mai…
Non prima che il bene venisse sbeffeggiato e tradito milioni di volte.
Non prima che qualcuno pagasse per un briciolo di felicità, per quelle cose che noi troviamo naturali e scontate e di cui mai riusciremmo a comprenderne l’assenza.

Sono tornata indietro nel tempo a quando da piccola mi rinchiudevo in camera per giorni tentando di annientare il tempo libero (allora ne avevo a volontà) sui libri che mia madre mi regalava accusandomi poi di passarci troppe ore. E come se non avessi mai preso fiato per due giorni…

Mille splendidi soli passati in una sola notte.

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  1. ho letto il cacciatore di aquiloni e credo mi sia bastato…
    questo libro mi tenta, ma forse devo essere nella disposizione d’animo adatta per affrontarlo…

  2. Questo libro è addirittura più straziante del Cacciatore di aquiloni. Ho passato due giorni interi a piangere a letto…

  3. ok, deciso…
    meglio lasciar perdere….

    😦

    magari se vinco al superenalotto…forse….
    😦

  4. sai… ho letto “il cacciatore di aquiloni”… questo ce l’ho… ma non ho ancora trovato il coraggio di iniziarlo… mannaggia…

  5. Esattamente come Giulia! 🙂

  6. Sarà che avendo fatto il contrario, è stato più semplice… 🙂

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