ladraditempo

La Fine è il mio inizio | Così per me c’è un prima e un dopo

In alibrochiuso, preferiti on luglio 23, 2009 at 9:15 pm

"Senza libri molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente...i libri erano i miei migliori compagni di viaggio". E' uno dei mille pensieri confidati al figlio Fosco da Tiziano Terzani, una lunga conversazione ormai sul ciglio della morte, quando la malattia non dava più scampo, il destino era segnato ma restavano ancora la forza e la volontà di lasciare un testamento concreto, fattuale, trasparente.La fine è il mio inizio è un cammino di sogni (a volte di illusioni e delusioni), un intreccio di strade (spesso tortuose), una geografia di passioni vissute senza infingimenti; la meta raggiunta è la serenità.

"Senza libri molti viaggi non mi sarebbero nemmeno venuti in mente...i libri erano i miei migliori compagni di viaggio". E' uno dei mille pensieri confidati al figlio Fosco da Tiziano Terzani, una lunga conversazione ormai sul ciglio della morte, quando la malattia non dava più scampo, il destino era segnato ma restavano ancora la forza e la volontà di lasciare un testamento concreto, fattuale, trasparente. La fine è il mio inizio è un cammino di sogni (a volte di illusioni e delusioni), un intreccio di strade (spesso tortuose), una geografia di passioni vissute senza infingimenti; la meta raggiunta è la serenità.

Lo ammetto, sono anch’io un’afflitta dalla sindrome di Terzani. Sono una di quelle che probabilmente leggerebbero anche la sua lista della spesa (dopotutto, manca poco che non esca in libreria!).

Oggi, a distanza di tempo, forse non riuscirei a raccontarvi questo libro, La fine è il mio inizio, se non usassi le parole che ho trovato quel giorno in cui  sull’autobus, seduta abbastanza scomodamente sul sedile ricoperto di un tessuto morbido e a tinte scure, chiusi l’ultima pagina insieme agli occhi.

Eccole qui:

Ho appena finito di leggere il libro di Tiziano Terzani e ho provato l’immediata sensazione d’aver scelto il posto sbagliato per finirlo. Adesso vorrei essere in un luogo molto silenzioso… dove potermi fermare a riflettere e assorbire alcuni insegnamenti, smistandoli. E’ sempre bene infatti mantenere una distanza dalle cose, pur lasciandosi andare.

Quello che ho provato è difficile scriverlo in ogni dettaglio, ma ricordo perfettamente un nodo in gola. Mi sono sentita fortunata, grata di aver potuto leggere La fine è il mio inizio oggi e non troppo più avanti con gli anni. Ne avevo bisogno proprio adesso.

Non so dire bene perché sento che mi piace quello che ha da dire. E’ come innamorarsi, no? Non c’è un vero motivo per cui ci debba piacere una persona, sono emozioni impalpabili, lo senti nell’aria… lo respiri e non puoi più farne a meno dopo.

E io di questo libro me ne sono innamorata.

L’ho sentito nell’aria, sotto i polpastrelli che scorrevano sulle pagine, sulle parole che improvvisamente sentivo pulsare, respirare, nell’odore della carta. Potete anche pensarlo come un percorso, in cui invece di metterti le scarpe… le togli. Le togli si, e così puoi sentire la terra sotto i piedi, con la sua sabbia, le pietre, gli arbusti. Dove invece di preparare una valigia… la svuoti. Lasci un po’ di cose sparse qua e là. Dove invece di ascoltare l’iPod ascolti il vento. Ecco cosa mi ha regalato.

Io l’ho letto così. Con un po’ di invidia, un po’ d’ammirazione, un po’ di quel senso di impotenza nei confronti di ciò che vorrei fare e che non posso fare, perché anche un’esistenza semplice ha un prezzo. Alle volte troppo grande.

E’ un peccato che non possiate leggere questa mia riflessione attraverso la scrittura mossa e contorta, disordinata con cui sto portando alla luce quello che è nato al buio del mio corpo. Rispecchia meglio l’instabilità, l’incoerenza e l’inquietudine che mi contraddistinguono.

Appena ho voltato l’ultima pagina l’ho abbracciato, forse perché ho pensato che ci fosse qualcos’altro oltre alla copertina rigida, qualcosa che potesse entrare attraverso i pori della mia pelle e sedimentare. Non si può leggere Tiziano Terzani e continuare a guardare un tramonto con gli stessi occhi.

Bello, bello, bello. Così direbbe lui.

Una riflessione mi ha colpito più di tutte. Se non riusciamo a chiudere gli occhi e immaginare il nuovo, se non riusciamo a spegnere il telefonino per andare a vedere le lucciole, se non riusciamo a capire che quello che facciamo non ha valore solo quando diventa passato ma che ne ha anche nel momento in cui lo viviamo, se non riusciamo a fermarci e a rimanere per un po’ in silenzio, uccidiamo la fantasia.

Inventiamoci un mestiere. Inventiamoci la vita. Non è tutta qui. Non è solo quello che ci insegnano, c’è un al di là delle cose che non riusciamo più a vedere…

…ed io ci voglio almeno provare.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: